#tellusyourstory – Storia n. 10

86208d2a409c26c3e0c2b52707c93de2La decima storia che fa parte di questo progetto #tellusyourstory ce l’ha inviata una  persona che ha scelto di restare anonima, come già in altre storie è accaduto. Si tratta di un rifugiato che è stato accolto in Italia, anche se non possiamo rivelare dove vista la gravità della situazione che stava vivendo e per cui è stato costretto a lasciare il suo paese. La paura che si percepisce ancora in lui, per cui non ha voluto divulgare alcuna informazione nonostante qui sia al sicuro, possiamo comprenderla nel leggere la sua tragica storia. Si tratta di un racconto che ci mostra una forma di discriminazione e violenza che fino adesso non era ancora emersa in questo progetto: quella verso le persone LTGB. La scelta rispetto al proprio orientamento sessuale non è ancora libera e i pregiudizi sono ancora troppo radicati, se qui in Europa c’è più apertura, come vedremo in alcuni paesi l’amore verso una persona dello stesso sesso può condurre persino alla morte. Si tratta di un preoccupante fenomeno di ripudio verso ciò che è considerato non conforme al proprio immaginario e alla propria cultura e che emargina socialmente tantissime persone.

Mi piacerebbe partecipare a #tellusyourstory di Peace Words, per raccontare al mondo cosa si prova ad essere discriminato come attivista per la comunità LGBT in Nigeria. Per motivi personali, non vorrei rivelare la mia identità personale. Sono laureato in legge presso un’università indigena in Nigeria. Sono stato un attivista per anni e ho iniziato il mio percorso lavorativo con una ONG in Nigeria dal nome ‘Equal Rights for All Genders’, che è stata fondata nel 2009. Un’organizzazione non governativa registrata in Nigeria finalizzata alla protezione e la promozione dei diritti e l’uguaglianza. Sono stato coordinatore per il sud-ovest del paese da febbraio 2013 ad aprile 2016.

Sono stato intimidito per aver difeso la comunità LGBT e sono stato imprigionato nel 2014 quando la Legge per proibizione del matrimonio omosessuale è stata promulgata nel 2014. Sono stato imprigionato con l’accusa di gestire un centro di incontro e pub/locale notturno rigorosamente rivolto alle persone LGBT e per il fatto che la maggior parte dei soldi che io e i miei colleghi abbiamo ottenuto attraverso il locale li abbiamo usati per sostenere le persone LGBT che non potevano ottenere assistenza medica e che avevano perso il lavoro a causa del loro orientamento sessuale. Come attivista, ho subito abusi da persone che pensavano e pensano che le persone LGBT non dovrebbero far parte di questo mondo. Ricordo il giorno in cui sono ero rintracciato e picchiato da una folla violenta, erano circa 30 uomini con diversi tipi di armi, ma ero riuscito a scappare e la polizia non aveva fatto nulla a riguardo perché ero considerato come un dissidente politico, un fuorilegge e nemico dello stato.

Ho assistito ad alcuni omicidi extragiudiziali di gay e lesbiche che erano membri di altre organizzazioni LGBT a causa della discriminazione e la violenza in atto verso di loro in Nigeria. Le persone venivano bruciate vive. Un mio cliente era stato brutalmente picchiato fino a perdere conoscenza, in casa sua, da una folla violenta ed è stato ricoverato in ospedale dove era morto dopo una settimana. La situazione era degenerata al punto tale che i miei genitori non volevano più accettarmi, mio ​​padre mi interrogava costantemente sul tipo di amici che avevo, quali fossero i miei obiettivi e cosa facessi. La mia famiglia aveva persino assunto un investigatore privato per indagare su di me e cosa facessi nel locale. Il mio collega del locale è dovuto fuggire perché la sua vita era in pericolo e ora risiede negli Stati Uniti. La mia famiglia aveva scoperto che la maggior parte degli amici che avevo erano lesbiche e gay. Sono stato maltrattato fisicamente ed emotivamente ma non potevo smettere di fare quello che facevo e smettere di aiutare i miei amici e le persone discriminate perché LGBT. Con l’organizzazione abbiamo organizzato eventi che hanno riunito persone LGBT da diverse parti dell’Africa e alcuni europei che risiedono e lavorano in Nigeria.

Dopo la promulgazione della legge ‘Same Sex Marriage Prohibition Act’, le autorità hanno fatto arrestare e detenere molte persone della comunità LGBT in Nigeria e molti attivisti e difensori dei diritti umani hanno dovuto nascondersi. Dopo il mio arresto la ONG per cui lavoravo è stata chiusa e il certificato che riconosceva l’organizzazione è stato revocato, così come io ho perso l’abilitazione a esercitare come avvocato. Sono stato imprigionato senza alcuna sentenza, né citazione in giudizio. Sono stato torturato e la polizia mi aveva obbligato a pagare una cifra spropositata, facendomi chiamare diversi membri della famiglia per raccogliere i soldi necessari per poter uscire di prigione anche perché il mio conto bancario era stato bloccato.

Dopo essere stato rilasciato dalla prigione alla fine del 2015, mi erano stati negati i trattamenti medici necessari, la mia assicurazione sanitaria era stata bloccata e tutti mi evitavano, ad eccezione delle comunità LGBT di Lagos (Nigeria) e degli amici che mi erano sempre rimasti accanto. La mia famiglia aveva deciso di rinnegarmi a dicembre 2015. Poco dopo ho iniziato una nuova attività sempre rivolta alle persone LGBT a Lagos. Il governo mi aveva dichiarato ufficialmente ricercato dal 2016 e la polizia aveva diffuso un report su di me con tre capi di imputazione, nonostante non vi fosse stata alcuna accusa formale in precedenza.

Ricordo chiaramente quello che i miei genitori avevano detto prima di rinnegarmi a causa della vergogna che ritenevano gli avessi fatto vivere. Un giorno, mio padre disse che voleva tra i membri della sua famiglia qualcuno che sosteneva e proteggeva la comunità LGBT, sono stato maltrattato emotivamente e psicologicamente e nessuno mi si avvicinava più. La discriminazione che stavo vivendo e l’umiliazione erano così forti che sono arrivato a pensare al suicidio. Quello che avevo vissuto mi aveva annullato come persona.

In Nigeria, sia per gli uomini che per le  donne l’omosessualità è un reato punibile con 14 anni di reclusione e ogni persona che li sostiene o opera in un’organizzazione LTGB viene condannata a 10 anni di reclusione. Mentre secondo il codice penale utilizzato nella parte settentrionale del paese, la pena è la lapidazione a morte. Queste leggi sono finalizzate ad annullare la vita delle persone apertamente LGBT e per chi le difende, nonostante la Costituzione nigeriana del 1999, sezione 34 difenda chiaramente i diritti umani fondamentali. La comunità internazionale che si occupa di tutelare i diritti umani ha trascurato la comunità LGBT in Nigeria e chi lavora sul territorio non ha i mezzi per difendere queste persone. La discriminazione e l’umiliazione sono tremende verso le persone LGBT sia fisicamente, che mentalmente ed emotivamente. Vengono costantemente uccisi e il mondo volta loro le spalle. Le due principali religioni in Nigeria, che sono il Cristianesimo e l’Islam, hanno voltato le spalle alle persone LGBT. Tutte le tradizioni in Nigeria vedono queste persone come malvagie e maledette da Dio. Le forze dell’ordine in Nigeria sono famose per le torturare che infliggono ai sospettati con il fine di estrarre loro informazioni e, spesso le informazioni sono viziate dalle modalità con coi sono ottenute.

Ero arrivato a un punto in cui ero mentalmente e fisicamente esausto, avevo affrontato molestie, minacce di morte, aggressioni verbali, emarginazione e la stigmatizzazione sociale per essere parte della comunità LGBT e difendere il diritto di scegliere il proprio partner, libertà che in Nigeria è negata.

Molte persone LGBT sono state arrestate in Nigeria e la comunità internazionale non ha fatto nulla a riguardo. Questo comportamento è riprovevole, considerato ci sono paesi soprattutto nell’Africa occidentale, dove le leggi sono durissime e trasformano la vita di queste persone in un inferno e, in alcuni casi, queste persone devono affrontare la pena di morte. Tutti hanno il diritto di scegliere il proprio orientamento sessuale, indipendentemente dalla religione o dalla tradizione a cui appartengono. Dovremmo tutti avere pari diritti e libertà di espressione, libertà di parola, libertà di manifestare e gestire un’organizzazione pacifica. Tutto il mondo ha bisogno dell’amore, ne abbiamo abbastanza della discriminazione verso altri esseri umani.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...