Quarto laboratorio di Peace Words: Mohamed Ba e il Decalogo della Convivenza

Il 21 settembre abbiamo avuto il primo laboratorio legato alla discriminazione razziale nell’ambito del progetto “I laboratori di Peace Words”.

 

 

Il nostro ospite, Mohamed Ba, un importante attore e scrittore, nonché educatore interculturale, ha lasciato un importante testimonianza, legata al suo vissuto ma altresì legata a ciò che di positivo ha fatto emergere nonostante tutto da questo. Parliamo del Decalogo della convivenza, ovvero un lavoro che ognuno può provare a fare su se stesso, basato sulle dinamiche relazionali.71761291_1297435103767228_4163611042716319744_n

DECALOGO DELLA CONVIVENZA

1. Avrai altro io all’infuori di te. Il nostro ospite ci ha ricordato l’importanza di contrastare le idee di supremazia che alcune culture hanno rispetto ad altre, che considerano inferiori.

2. Non nominare la nazionalità degli altri invano. La ragione è semplice come ricorda Ba: la responsabilità è individuale. Chiunque sbagli deve essere punito per l’errore che ha commesso, non per la sua provenienza, il reato non deve avere connotazione etnica.
Farlo significa orientare l’immaginario collettivo e non è rispettoso dell’etica dell’informazione

3. Onora e rispetta le feste di tutte le culture presenti nella tua città. Non esiste solo il Natale e rispettarsi significa accettare che tutte le feste sono ugualmente importanti.

4. Onora la memoria dei tuoi nonni e raccontala ai nuovi cittadini che vengono da terre lontane.

5. Non imporre il tuo punto di vista agli altri, ma favorisci il confronto. Quando vediamo qualcuno che consideriamo diverso, ad risaltare sono le differenze, il confronto serve a riportarci sullo stesso piano. Non abbiamo bisogno di individuare nemici, ma costruire una società.

72488456_549766019129822_4167550292230930432_n6. Non testimoniare su popoli e culture altrui, se ne sai poco o niente. Mohamed Ba ci ricorda quanto spesso succeda che tutti quegli studiosi che si definiscono “africanisti” ogni volta che succede un fatto, si presentano davanti alle telecamere e parlano di cose che molto spesso sono conosciute solamente in modo superficiale. Si domanda quando finalmente avremo la lungimiranza di interpellare coloro che ogni santo giorno vivono quei fatti e sono in grado di esplicitare la loro quotidianità, senza il filtro sbagliato. Questo cambierebbe l’immagine di coloro che lo schermo non permette di conoscere direttamente e permetterebbe un’inclusione sana nel tessuto sociale italiano, sostiene l’importanza di trovare coraggio di fare quel salto.

7. Non rubare la parola agli altri, ma impara ad ascoltarli.

8. Non desiderare solo la tua cultura, rischi la solitudine.

9. Non desiderare nemmeno solo la cultura degli altri, rischi di perdere la tua.

10. Non uccidere le differenze culturali, sono la bellezza dell’umanità.

 

 

 

 

Ba ricorda che ogni individuo che non conosciamo secondo il principio dell’economia della conoscenza, è un libro che aspetta di essere aperto. Come sosteniamo da sempre e come ricordato nel testo di Aglaya Jiménez Turati, presidente dell’associazione, “nella nostra quotidianità: come dicevo in precedenza, siamo tutti narratori di storie che come ragnatele si intrecciano. La nostra storia si forma lentamente e si intreccia necessariamente con le storie di altre persone che incrociano la nostra vita, creando ‘una tela’ sempre più grande e complessa che, appunto, forma la nostra cultura. […] molto spesso non ci rendiamo conto a sufficienza della quantità di storie che incrociano le nostre e fino a che punto ne siamo coinvolti. Talvolta perché siamo troppo occupati o focalizzati o distratti dalla modalità con cui oggi si affronta la vita: di corsa, con indifferenza e centrati su noi stessi; talvolta perché non abbiamo gli strumenti per filtrare e comprendere nel dettaglio cosa avviene attorno a noi e ci lasciamo trasportare da interpretazioni che di tutto questo fanno altre persone senza approfondire personalmente con un senso critico. E così ci passano accanto o entrano nella nostra quotidianità alcune di queste ‘storie’ senza che possiamo fermarci e trovare il tempo di rielaborare tali presenze e comprenderle. Eduardo Galeano, autore latinoamericano, durante una sua intervista per Democracy Now, sottolineava come le persone siano ‘fatte di storie’, ovvero come di fatto l’identità individuale e collettiva sia fondamentalmente un intrecciarsi di vissuti.” (JIMENEZ, 2018, 14-15).

Ciò che è emerso alla fine dai partecipanti al laboratorio sono parole di speranza, la speranza che all’inizio lo stesso Mohamed Ba sosteneva essere l’ancora di salvezza che deve motivarci a proseguire nel percorso del cambiamento. Le parole che sono state scritte come feedback per definire l’esperienza vissuta durante il laboratorio sono:

1. ILLIMITATI

2. ESSERE

3. UMILTÀ

4. ILLUMINANTE

5. VIAGGIO

6. CULTURA

7. UMANA

8. INTERAZIONE

È interessante che inoltre alcune persone abbiano detto la stessa parola, che quindi non abbiamo ripetuto, perché fa emergere come sia stato condiviso seppure da persone con esperienze di vita differenti, lo stesso sentimento di bisogno di cultura, cultura condivisa.

 

 

Bibliografia:

Jimenez Turati Aglaya, #tellusyourstory. Racconti di violenza e discriminazione. Lo storytelling come strumento per il cambiamento sociale. Brescia, Prisma Luce, 2018.

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