1. #tellusyourstory

Peace Words lancia il progetto #tellusyourstory. La violenza non si combatte con la violenza, la storia ce l’ha dimostrato ampiamente. Vorremmo cercare di combattere la violenza, che oggi dilaga anche in Italia e che divide l’umanità, in modo positivo e attraverso l’unico modo che conosciamo per combattere questa piaga che ci sta distruggendo. Lo vogliamo fare invertendo la narrazione dominante che oggi crea le condizioni per alimentare la violenza e la diversità invece di creare le condizioni per una pace vera.page34_picture0_1368756603 vogliamo fare usando i social media, che sono il mezzo più veloce e diretto per provare a cambiare tutto questo, costruendo una nuova retorica che sia alla portata di tutti e che ci permetta di ricostruire la società a partire da NOI, come esseri umani. Insieme! Il nostro progetto consiste nella raccolta e condivisione di esperienze nelle quali si è sofferta e superata in maniera positiva una forma di discriminazione o di violenza di qualsiasi genere. Ognuna delle vostre storie la pubblicheremo sul nostro #blog peacewords.com/blog/ e sulla nostra pagina #facebook. Poi ne faremo una raccolta in una pubblicazione per permettere a tutti di accedervi. Se pensate di far parte di questo cambiamento, potete scriverci, inviarci una foto oppure un video. Quello che vi chiediamo è di raccontarci una vostra esperienza, nel modo che riterrete più opportuno, anche in forma anonima. #tellusyourstory vuole essere una piccola goccia d’acqua di questa onda che spazzerà via i muri dell’odio.

AIUTATECI e PARTECIPATE a questo progetto condividendolo sulle vostre pagine e sui vostri profili!

#tellusyourstory #raccontacilatuastoria #peacewords #peaceistheway #letsdoittogether

2. I laboratori di Peace Words

Peace Words lancia il progetto I laboratori di Peace Words. Si tratta di due diverse cornici di incontro e intrecci di storie che ci sono stati ispirati dal primo progetto #tellusyourstory, in cui sono emerse delle situazioni di violenza o discriminazione vissute dai partecipanti. Tante persone si sono sentite in qualche modo coinvolte immedesimandosi nel narratore e abbiamo ricevuto un forte consenso e supporto a quello che stavamo facendo. Abbiamo colto un messaggio indiretto nelle parole di chi ha partecipato sia in prima persona che sostenendo il progetto, ovvero la necessità di trovare degli spazi in cui sia possibile esternare senza timore o senza condizionamenti le proprie esperienze. La scelta di queste due aree tematiche, la violenza o la discriminazione nei confronti delle donne e la violenza o la discriminazione razziale, sono risultate consequenziali alle storie che abbiamo raccolto nel primo progetto. Questo secondo progetto rivolto alle vittime, ai membri della società civile e alle associazioni, mira attraverso un numero prestabilito di incontri a promuovere una comprensione delle situazioni problematiche che si creano in relazione alle due tematiche e favorire un dialogo diretto tra i partecipanti agli incontri in un contesto di supporto e comprensione, ma allo stesso tempo consentirà anche a chi seguirà gli eventi virtualmente di partecipare in un secondo momento e poter commentare attraverso la pagina web e quella di Facebook.

Attraverso la promozione del testo frutto del progetto #tellusyourstory, si intende creare un contesto di sensibilizzazione e di interpretazione critica dei fenomeni in questione, volta a stimolare una riflessione attorno a questi problemi che affliggono la nostra società. C’è quindi un’intenzione di incoraggiamento del cambiamento sociale. Lavorare su temi come la violenza e la discriminazione, comporta uno sforzo incredibile da parte dei partecipanti agli incontri nel condividere le loro storie e assume un ruolo fondamentale e terapeutico per tutti i presenti. Infatti raccontando la propria storia avvia un processo di auto guarigione, mentre chi la ascolta e commenta questo tragico vissuto si predispone a partecipare ed accogliere tale esperienza. Crediamo che questo progetto svolga alcune funzioni importanti quindi, tra cui il raggiungimento degli obiettivi dello stesso, la creazione di una rete e una piattaforma, (nello specifico la pagina web e Facebook di Peace Words), dove raccogliere anche in un futuro le voci di chi vuole rompere il silenzio e diventare attori attivi del cambiamento. Vorremmo che I laboratori di Peace Words si trasformassero in un modello innovativo di approccio a questi fenomeni, ponendo al centro la narrazione personale come metodo di superamento dei limiti finora presenti e strumento di inversione di una cultura dominante chiusa.

Obiettivi

  1. Promuovere il dialogo attorno alla discriminazione e alla violenza in un ambiente concreto;
  2. Favorire l’empowerment femminile, l’inclusione sociale, l’integrazione e il concetto di comunità;
  3. Stimolare il processo di coscientizzazione nelle persone che avranno accesso al progetto direttamente o indirettamente, stimolando la consapevolezza relativamente ai fenomeni sopra indicati;
  4. Aiutare, attraverso lo storytelling, la creazione di un contesto di fiducia e una differente percezione del gruppo, in cui i partecipanti trovano un supporto e rielaborano l’importanza dell’idea di comunità;
  5. Favorire una comprensione degli stereotipi e giudizi attorno ai fenomeni sopra indicati e fornire degli strumenti per identificarli e superarli.

Metodologia e svolgimento

Concretamente la metodologia che intendiamo seguire è presentata nel testo di riferimento #tellusyourstory. Lo storytelling come strumento per il cambiamento sociale e si basa sull’utilizzo della narrazione come formula per favorire il dialogo tra i partecipanti. Si tratta di un progetto pilota che si propone come un modello riproducibile in diversi contesti per via della sua natura e le modalità che lo caratterizzano che con le dovute modifiche può essere adattato e riproposto. Le caratteristiche distintive del progetto sono:

  1. Uno spazio ampio dove poter ambientare il laboratorio, con delle sedie disposte in circolo in modo tale da permettere una percezione nei presenti di partecipazione e fiducia, ma soprattutto di uguaglianza;
  2. Presentazione del testo di riferimento, con la presenza dell’autrice, e in ogni evento di una persona esterna ospite che possa apportare un valore aggiunto per ogni tematica e indirizzare la discussione (come ad esempio psicologi, giornalisti, docenti e così via);
  3. Favorire una comunicazione veritiera e spontanea basata sulla narrazione e la predisposizione all’ascolto;
  4. Incentivare un’interpretazione critica della presenza quotidiana di certi fenomeni nella nostra società;
  5. Promozione dell’evento su più fronti e libero accesso ad esso.

L’idea è proporre degli incontri sulla base delle due aree menzionate (tre per ciascuno), per un totale di sei incontri di tre ore ognuno. Dal punto di vista dello svolgimento, i laboratori sono previsti nell’arco di un anno, partendo dal primo progetto e cominceranno non appena sarà possibile finanziare almeno il primo ciclo (tre incontri) e gli interventi degli ospiti relativi a uno o all’altro argomento. Durante l’arco dell’anno in collaborazione con la giornalista Valentina Gavoni produrremo un documentario cortometraggio nel quale si metterà in luce l’efficacia dello storytelling terapeutico, del modello dei laboratori e delle testimonianze.

Laboratorio 1: La violenza e la discriminazione nei confronti delle donne

  1. Data: 19 Gennaio 2019

Orario: 15:00 – 18:00

Luogo: Sala Pasquali, Via Pasquali, 5 Brescia

Ospite: Laura Pensini (psicologa)

  1. Data: 9 Marzo 2019

Orario: 15:00 – 18:00

Luogo: Sala Pasquali, Via Pasquali, 5 Brescia

Ospite: Valentina Gavoni (in arte Valentina Vergani, giornalista)

  1. Data: 08 Giugno 2019

Orario: 15:00 – 18:00

Luogo: Sala Pasquali, Via Pasquali, 5 Brescia

Ospite: Pinky Aulakh (vittima)

Laboratorio 2: La violenza e la discriminazione razziale

  1. Data: 21 Settembre 2019

Orario: 15:00 – 18:00

Luogo: Sala Pasquali, Via Pasquali, 5 Brescia

Ospite: Mohamed Ba (griot/storyteller)

  1. Data: 26 Ottobre 2019

Orario: 15:00 – 18:00

Luogo: Sala Pasquali, Via Pasquali, 5 Brescia

Ospite: Edda Pando (Ass. Todo Cambia)

  1. Data: 14 Dicembre 2019

Orario: 15:00 – 18:00

Luogo: Sala Pasquali, Via Pasquali, 5 Brescia

Ospite: Sabrina Iacobucci (Op. Legale in Protezione Internazionale)

Strategie di comunicazione

  • Conferenza stampa
  • Pubblicizzazione dell’evento su più canali
  • Foto reportage di ogni singolo evento reperibile sul sito web e la pagina dedicata di Facebook
  • Documentario cortometraggio sul lavoro svolto, i laboratori di Peace Words e l’efficacia del modello elaborato così come dello ‘storytelling terapeutico’ in collaborazione con Valentina Gavoni
  • Dopo ogni incontro sarà possibile acquistare il testo di riferimento
  • Volantinaggio

Partner:

cdb

prisma luce

logo pasticceria nero finale nominativo

3. Io sono la mia storia

(progetto collaterale de I laboratori di Peace Words in collaborazione con l’associazione Prisma Luce)

4. Raccontiamoci

Laboratori di storytelling: incontri tra generazioni ‘vecchie’ e ‘nuove’

Descrizione

 Peace Words lancia il progetto Raccontiamoci in partenariato con diverse associazioni. Dopo il successo dei primi progetti, di cui il secondo I laboratori di Peace Words e il suo progetto collaterale rivolto ai più giovani sono ancora in corso fino al termine del 2019, abbiamo colto come il lavoro svolto attraverso il modello che abbiamo elaborato sia stato incredibilmente efficace e coinvolgente, in particolare nel favorire un incontro autentico tra le persone che hanno partecipato e che hanno dato un feedback positivo del nostro operato. Crediamo che questo metodo possa essere considerato come una base, applicabile ad altri contesti e altre situazioni, con le dovute modifiche, che vediamo necessitare di uno spazio di dialogo e confronto. In particolare facciamo riferimento alla condizione che vivono le cosiddette seconde (o nuove) generazioni, nel processo di inclusione sociale e definizione della propria identità plurale e arricchente per il nostro paese. Pensiamo sia quindi possibile realizzare sul territorio una serie di incontri che ci permettano di lavorare sia con coloro che si identificano in questa “categoria” che con coloro che faticano a comprendere la velocità con cui questi fenomeni sociali stanno cambiando il tessuto della società.

           Questa proposta è rivolta indistintamente a chiunque voglia comprendere e conoscere in uno spazio privilegiato la realtà che ci circonda, in una negoziazione e ridefinizione costante dell’identità collettiva, attraverso i vissuti personali dei partecipanti, dandosi la possibilità e il privilegio di poter osservare il nostro contesto da una prospettiva che è quella del narratore. L’immedesimazione che consegue all’instaurazione di una comunicazione autentica, nella quale c’è una predisposizione a raccontarsi e soprattutto ad ascoltare consente di demolire quelli che sono i costrutti artificiali che la nostra società ha creato provocando divisioni e riconoscerci in una dimensione che possa trascendere le difficoltà di una realtà ostile. L’obiettivo è poter coincidere in una visione comune di società in uno sfondo nel quale riconoscere di essere rappresentati come collettività unità e solidale.

È importante, attraverso un numero prestabilito di incontri, promuovere una comprensione delle situazioni problematiche che si creano oggi in relazione alla difficoltà di una vera inclusione abbattendo i muri dei pregiudizi e delle paure legate a un momento storico qual è il nostro nel quale tutto è più veloce e complesso e si sente la mancanza di uno spazio dove poter comprendere gli accadimenti e dove ricostruire la fiducia primordiale gli uni negli altri, come persone prima dei costrutti sociali che hanno invaso il nostro immaginario collettivo. Raccontiamoci permette a chi condivide la propria storia di avviare un processo di consapevolezza del proprio essere e della propria identità sia a livello individuale che collettivo.

Questo progetto necessita di una cooperazione tra Peace Words e delle realtà nei territori presi in considerazione in tutte le fasi del progetto per una maggior efficacia di quest’ultimo. Vorremmo che questo progetto consentisse di divulgare un modello innovativo di approccio a questi fenomeni, ponendo al centro la narrazione personale come metodo di superamento dei limiti finora presenti e strumento di inversione di una cultura dominante chiusa.

5. Maternità e violenza

Laboratori di storytelling sulla violenza ostetrica

Descrizione

Quando parliamo di violenza ostetrica, un fenomeno diffuso più di quello che possiamo pensare, generalmente non riusciamo a configurare nella nostra mente con esattezza di cosa si tratti o la vastità di questa realtà. Provando a trasformare quanto appena affermato in numeri, possiamo dire che un cospicuo numero di neo mamme non sanno di aver vissuto la violenza ostetrica:

  • il 21% delle mamme italiane con figli di 0-14 anni dichiara di aver vissuto violenza ostetrica durante il parto;
  • 4 mamme su 10 dichiarano di aver subito azioni lesive della dignità personale;
  • 3 partorienti su 10 negli ultimi 14 anni, hanno subito un’episiotomia non autorizzata;
  • 1 donna su 3 si è sentita in qualche modo tagliata fuori dalle decisioni e scelte fondamentali che hanno riguardato il suo parto.

Provando a definire cosa significhi violenza ostetrica, facciamo riferimento alla definizione di questa offerta da una delle prime leggi al mondo su questo argomento:[1]

“appropriazione del corpo e dei processi riproduttivi della donna da parte del personale sanitario, che si esprime in un trattamento disumano, nell’abuso di medicalizzazione e nella patologizzazione dei processi naturali avendo come conseguenza la perdita di autonomia e della capacità di decidere liberamente del proprio corpo e della propria sessualità, impattando negativamente sulla qualità della vita della donna”.

Un vissuto quindi traumatico legato a uno dei momenti più importanti nella vita di una donna, stravolti da un’ingerenza medica che non rispetta minimamente la naturalità del processo in corso. A questo proposito citiamo un atto di sindacato ispettivo che risale al 2017, ovvero solamente due anni fa’, in cui si è sollevato un problema estremamente grave legato alla pratica comune e non riconosciuta di manovre vietate a livello internazionale, in particolare la manovra di Kristeller:

“le donne che hanno dichiarato di aver subito la cosiddetta manovra di Kristeller sono il 22, 3 per cento;”

“[…] in Italia non esiste il divieto alla pratica della manovra di Kristeller e, a differenza di quanto sostenuto dall’OMS nelle sue raccomandazioni, è spesso eseguita in modo soggettivo e non regolamentato, senza controllo e misurazione delle spinte sul ventre materno e rappresenta uno dei principali fattori di rischio dell’area ostetrica. E ancor più grave l’esecuzione di questa manovra non viene quasi mai riportata nel certificato di assistenza al parto”

“[…] la scarsa trasparenza e l’utilizzo di dati non corretti circa la reale esecuzione della manovra di Kristeller negli ospedali del nostro Paese hanno gravi ripercussioni su tutto il sistema sanitario, sia in termini di verifica della qualità delle cure, che in termini di programmazione sanitaria e di equità del risarcimento. L’attuale sistema informativo pare dunque configurarsi come un circolo vizioso che, partendo dalla produzione di dati non attendibili, giunge ad un’inadeguata formazione, al mancato aggiornamento delle linee guida sul parto, al disinteresse nei confronti dell’innovazione tecnologica, favorendo di fatto la medicina difensiva”[2]

Considerando un precedente lavoro fatto con un modalità simile,[3] il presente progetto si propone di utilizzare lo storytelling come uno strumento per mezzo del quale lavorare su più fronti, con personale di assistenza al parto, con vittime di violenza ostetrica e eventualmente con i familiari di queste per lavorare dal punto di vista educativo per via dell’ascolto e dell’immedesimazione suscitata dalla testimonianza diretta o indiretta della vittima, dal punto di vista terapeutico per via della percezione di supporto e comprensione che chi racconta vive nel contesto di fiducia che si crea all’interno del laboratorio.

[1] Art. 15 (13) “Violencia obstétrica: Se entiende por violencia obstétrica la apropiación del cuerpo y procesos reproductivos de las mujeres por personal de salud, que se expresa en un trato deshumanizador, en un abuso de medicalización y patologización de los procesos naturales, trayendo consigo pérdida de autonomía y capacidad de decidir libremente sobre sus cuerpos y sexualidad, impactando negativamente en la calidad de vida de las mujeres.” Cf. https://venezuela.unfpa.org/sites/default/files/pub-pdf/Ley_mujer%20%281%29_0.pdf

[2] Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-03648 cf. http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=17&id=1011936

[3]“Storie, racconti e narrazioni nella midwifery: tempo di Storytelling Stories, tales and narrations in midwifery: time storytelling”, Lucia Olivadoti, Italian Journal of Midwives, in SYRIO, 02/2016, in http://www.syrio.org/syrio/wp-content/uploads/2017/01/rivista-SYRIO-sett-dic-2016-abstract.pdf